L’ultimo concerto è un vero e proprio percorso poetico, dove la parola letteraria e la musica convivono in equilibrio costante. La Suite 4 Chansonnes su poesie di Verlaine apre il programma come un viaggio tra atmosfere contrastanti: dalla malinconia aspra della Chanson d’automne, con le sue ombre dense e sospese, fino alla libertà assoluta del Don Quichotte, che rinuncia persino al sostegno del pianoforte per affidarsi soltanto alla voce. A questo quadro francese si affianca l’intensa musicalizzazione di Leopardi in Alla Luna, dove il brano per voce e pianoforte restituisce tutta la delicatezza malinconica dell’idillio leopardiano, oscillando tra riflessione, memoria e natura. Il mondo di Saffo, invece, entra in scena con due brani complementari di Andrea Augeri: Tramontata è la luna, con pianoforte, e Riflessi notturni, per sola voce. Entrambi raccontano, attraverso parole antichissime eppure attuali, il desiderio di cura e tenerezza tra amanti, proiettato nel mistero della notte. Rimani di Manuele La Puca, ispirato a D’Annunzio, sposta l’attenzione verso l’intimità di un amore passionale e urgente, che si trasforma in dolce supplica a non lasciarsi. La serata poi si arricchisce anche di brani pianistici: Il Sorriso n. 6, “unico superstite di una raccolta di dodici miniature”, e il Preludio n. 1 di Cavazza Preta, costruito sull’intervallo di sesta, indaga le possibilità espressive di pochi materiali con un linguaggio cromatico che richiama le atmosfere crepuscolari del primo Novecento. Il finale alterna due pagine di Bartoloni dal carattere opposto: From Dewy Dreams, che evoca con leggerezza il risveglio da un sogno amoroso, e la Disgraziatissima cabaletta, una pagina brillante e ironica in cui la voce diventa terreno di gioco tra cantante e compositore. In questo equilibrio di poesia e musica, il concerto invita a scoprire come i testi antichi e moderni possano vivere in una nuova dimensione sonora.